Riflettendo sul vantaggio competitivo apportato dall’implementazione in ambito aziendale delle soluzioni di CRM, mi è sorta la curiosità di documentarmi per comprendere se anche nell’ambito della pubblica Amministrazione il ricorso a tali soluzioni, per analizzare l’effettiva domanda dell’utenza ed impostare su di essa servizi ed informazioni, fosse o meno diffuso.
Mi sono posta tale interrogativo in quanto mi rendo conto che oggi, più che in passato, si avverte una tendenza da parte dei cittadini a domandare anche alla Pubblica Amministrazione la stessa qualità dei servizi che sono abituati a ricevere dal privato o almeno a porsi con un atteggiamento simile poiché, in quanto fruitori dei servizi, anche se non viene pagata la singola transazione il servizio è finanziato dal gettito fiscale.
Dunque, di fronte ad un cittadino che manifesta con chiarezza le proprie esigenze, l’amministrazione è chiamata a rispondere sviluppando nuove modalità di gestione del proprio rapporto con l’utenza, utilizzando strumenti già sperimentati con successo nel settore privato, come il “Customer Relationship Management”, spesso tradotto nel settore pubblico in “Citizen Relationship Management”.
Il CRM è uno strumento di grande importanza in quanto dimostra il riconoscimento della centralità del cliente come fattore strategico per le imprese e la volontà delle PA di avvicinare e rendere i cittadini il più possibile partecipi alla gestione pubblica.
Nel privato, quando si parla di CRM, si fa riferimento ad un approccio complessivo , fatto di metodologie, strumenti, processi e attività, orientato al governo della relazione con il cliente. Nel fare CRM rientrano, oltre all’aspetto gestionale, sia l’individuazione, la segmentazione e l’acquisizione del cliente, che la fidelizzazione e lo sviluppo ulteriore della relazione. Tutto ciò, al di là della tecnologia di CRM utilizzata, permette all’azienda di ottenere dati e informazioni preziose per personalizzare i servizi, per renderli sempre più vicini alle esigenze dei clienti, per aumentarne il valore e, spesso, per anticiparne i bisogni futuri. In sostanza, nel CRM il focus è tutto sull’attenzione al cliente.
Ciò che appare accomunare pubblico e privato, è proprio il focus sulla relazione di servizio, in un’ottica di miglioramento, personalizzazione e soddisfazione delle aspettative dei clienti.
Ciò che, invece, differenzia il citizen dal customer è la finalità: istituzionale in un caso, più orientata al profitto nell’altro.
Per quanto riguarda le differenze con il mondo delle imprese private, le esperienze e le tecnologie mutuate dal settore privato possono essere dei buoni punti di partenza per la definizione della strategia di CRM in una pubblica amministrazione. Tuttavia occorre prestare particolare attenzione ad alcune differenze di fondo in quanto la realtà delle pubbliche amministrazioni è completamente diversa da quella del mondo delle aziende. Le differenze fondamentali possono essere esplicate in tre punti:
1. la clientela : mentre quella delle aziende è limitata e spesso racchiusa in un determinato settore di popolazione, quella di una pubblica amministrazione è vasta, indefinita e soprattutto non legata da accordi contrattuali che definiscano gli standard del servizio.
2. l’informazione : se un’azienda può permettersi di riservare le proprie informazioni ad una categoria particolare, la pubblica amministrazione deve invece garantire la medesima possibilità di accesso a tutti, e soprattutto la massima trasparenza. Se nelle imprese, infatti, l’informazione viene personalizzata ed elaborata a seconda del cliente per poter offrire servizi, prezzi e benefici differenziati in un’ottica di aumento del profitto per l’azienda stessa, l’informazione di una Pubblica Amministrazione deve essere neutrale ed esaustiva: l’accesso al patrimonio informativo della PA è pubblico nel rispetto, ovviamente, delle norme sulla privacy.
3. gli obiettivi: una pubblica amministrazione non può puntare a massimizzare i profitti, ma il livello di fiducia, nella prospettiva di governare meglio.Gli obiettivi strategici del ricorso al CRM nel settore pubblico sono maggiormente legati all’accesso e alla partecipazione attiva dei cittadini alle decisioni e all’organizzazione dei servizi.
La PA, dunque, ha intrapreso, ormai da tempo, un profondo cambiamento culturale, ispirato ai criteri di centralità del cittadino, oltre che a quelli di efficienza e trasparenza amministrativa. Inoltre i singoli processi perdono importanza a favore di una visione d’insieme delle attività, letta non tanto dal punto di vista dell’Amministrazione, bensì, appunto, del cittadino.
Nel porre al centro dell’attenzione l’utente si tende ad una visione sempre più integrata e complessiva del rapporto con lo stesso, al fine di una maggiore personalizzazione del servizio: l’obiettivo è di avere la possibilità di offrirgli un servizio ‘’su misura” attraverso il canale più adatto a soddisfare le sue esigenze.
Il CRM consente alle P.A. di creare una visione integrata degli utenti e di usare questo tipo di informazioni per coordinare i propri servizi su una molteplicità di canali anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. E’ perciò evidente come praticare il CRM nelle P.A. comporti un’attenzione specifica verso 5 elementi costitutivi:
1. la conoscenza dell’utente e dei suoi bisogni, attraverso relazioni di tipo ”one to one”
2. l’offerta differenziata dei servizi a seconda dell’utente a cui sono rivolti di volta in volta
3. l’interazione tra gli utenti e le P.A. attraverso la moltiplicazione dei canali e dei punti di accesso all’ente
4. la ridefinizione della cultura interna dell’ente e dell’organizzazione interna verso la concezione della centralità dell’utente
5. la costruzione di un network di relazioni con altre P.A. e organizzazioni private per promuovere e migliorare l’informazione e la condivisione del sapere in ottica di marketing predittivo (consiste nella capacità di approfondire la conoscenza dell’utente al punto tale da poterne anticipare i bisogni).
Caratteristica del CRM applicato alle imprese private è la capacità di approfondire in modo mirato la conoscenza del cliente sino ad anticiparne i bisogni.
La Pubblica Amministrazione da questo punto di vista gode di diversi vantaggi. Il più significativo è che molti dati sui propri clienti sono già disponibili. Il cittadino iscritto ad una anagrafe può essere teoricamente “tracciato” lungo un proprio ipotetico percorso di crescita ed associato a varie classi di bisogno. Quando si registra un matrimonio è facile prevedere la nascita di un nuovo nucleo familiare (ricerca di una casa, relativi allacciamenti alle reti idriche, telefoniche, elettriche, ecc).
Quando nasce un figlio e’possibile anticipare l’interesse per servizi sociali e sanitari quali nidi, centri gioco, scuole, vaccinazioni, ecc. Quando il ragazzo esce dalla scuola è probabile che sia interessato alle opportunità di lavoro, e così via.
Le informazioni già disponibili presso gli archivi della PA possono essere associate ad altre comunicate volontariamente dagli utenti e i canali telematici consentono infatti di gestire con semplicità ed economicità in modo automatico la bidirezionalità della comunicazione.
Lo scenario che si sta configurando in questi ultimi tempi presenta una Pubblica Amministrazione sempre più bisognosa di una capacità comunicativa che può essere definita integrata e d’insieme. A questo riguardo bisogna sottolineare che l’approccio CRM non si applica semplicemente istituendo un apposito ufficio CRM, ma permeando di competenze adeguate e pianificazione strategica le diverse attività dell’ente.
Leggendo il tuo articolo mi sono chiesta: “Ma che ruolo ha la comunicazione nella Pubblica Amministrazione?”
Molto importante, secondo me (oltre ad avere un CRM anche nella PA) è come utilizziamo il CRM e come ci poniamo nei confronti dei cittadini: “Come comunichiamo con i cittadini?”
L’importanza della comunicazione nel processo di CRM è fondamentale. In questa evoluzione le strutture di comunicazione di una pubblica amministrazione e l’Ufficio Relazioni con il Pubblico in particolare assumono sempre più il ruolo di punti di primo contatto con l’ente presso i quali l’utente può ottenere non solo le informazioni necessarie, ma anche soddisfare i propri bisogni. Infatti è semplice comprendere come l’unico elemento che effettivamente coinvolge il cliente/utente sia la comunicazione.
Aumentare le potenzialità comunicative di un ente pubblico vuol dire orientarne la struttura nel suo complesso al soddisfacimento di precise esigenze. Innanzitutto aumentare le capacità di ascolto e di conoscenza dei bisogni del cittadino, in modo da basare l’offerta dei servizi sulle reali esigenze.
L’obiettivo è acquisire la capacità di fornire servizi sempre più integrati. Al cospetto di un’utenza più esigente le tradizionali funzioni di semplificazione dell’accesso e di informazione degli sportelli appaiono inadeguate (Quante volte abbiamo perso tempo agli sportelli degli ospedali per poter prenotare o pagare una semplice visita!!!). Occorre ripensare e razionalizzare i percorsi di accesso in modo da ridurre il numero di interlocutori con cui l’utente è costretto a relazionarsi e aumentare il livello di servizio erogato dall’operatore, muovendosi verso soluzioni sempre più orientate alla consulenza e quindi maggiormente personalizzate. Come abbiamo visto a lezione è fondamentale trattare diversamente clienti diversi.
Qui sotto metto un grafico che ho trova in un capitolo di un libro, sperando si possa vedere anche dopo che avrò inserito il commento. Il grafico rappresenta il CRM nella PA.
Una prima significativa sfera d’azione è legata alla qualità dello stile di comunicazione sui diversi canali. In un sistema CRM ottimale l’analisi dei dati raccolti durante le diverse interazioni multi-canale con gli utenti genera una riflessione a livello sia tecnico che politico che produce indicazioni non solo per la riprogettazione dei servizi e del back office, ma anche per l’ottimizzazione dei canali, in particolare per le interfacce degli stessi.
Riporto qui sotto un esempio di buona comunicazione tratto da un saggio:
“Presso uno sportello informagiovani (canale fisico), gli utenti possono essere invitati dal personale a commentare la qualità del servizio. Può risultare che si lamenti la difficoltà a reperire le informazioni in modo autonomo dovendo così ricorrere all’aiuto dell’operatore con un conseguente maggior tempo di attesa. In un’ottica CRM l’analisi di questo dato, se numericamente rilevante, potrebbe portare ad una ottimizzazione della segnaletica interna con indicazioni chiare su dove e come trovare le informazioni fruibili autonomamente (Dossier tematici, postazioni PC per l’accesso a banche dati, bacheche per annunci, guide cartacee … etc.)”.
A mio parere che la comunicazione non è completa se non è reciproca … non deve essere solo un outgoing di informazioni ma anche incoming, e per questo abbiamo bisogno di feedback!!!
Naturalmente i feedback devono essere gestiti in una certa maniera per poter essere utili alle strutture, altrimenti sono solo una perdita di tempo e di soldi.
Ogni interazione tra cittadini-imprese e PA dovrebbe lasciare tracce la cui raccolta è stata pianificata con attenzione: file di log, mail, commenti, ecc. Dati e rilevazioni che risultano utili elementi anche per le analisi di customer satisfaction e per un eventuale previsione dei servizi che potremmo proporre.
E’ poco produttivo analizzare la customer satisfaction dei servizi on line in modo scoordinato dai tradizionali canali “fisici”. Anche questi ultimi possono fornire tracce: feed back raccolti agli sportelli, contact history dei call center e degli Uffici per le Relazioni con il Pubblico, rilevazione degli accessi, ecc. E’ quindi più proficuo valutare la soddisfazione degli utenti di servizi fruiti attraverso differenti canali.
Concludendo direi che lo scenario descritto presenta una Pubblica Amministrazione sempre più bisognosa di una capacità comunicativa. A questo riguardo bisogna sottolineare che l’approccio CRM non si applica semplicemente istituendo un apposito “Ufficio CRM”, ma permeando di competenze adeguate e pianificazione strategica le diverse attività dell’ente. Le scelte organizzative che agevolano questo approccio possono essere varie ma alcuni modelli e soluzioni tecniche sembrano funzionare meglio:
.realizzazione dei siti web;
.la creazione di team “trasversali” per la progettazione e realizzazione di servizi on-line con la presenza di personale dei sistemi informativi;
.coordinamento delle redazioni decentrate posto presso le strutture di comunicazione;
.la creazione e valorizzazione delle intranet come strumento di condivisione e alfabetizzazione informatica del personale per comprendere sempre meglio le opportunità ed i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie della comunicazione.
Da: prigian su novembre 10, 2009
alle 9:15 pm
Mi dispiace che non si possa vedere il grafico che avevo inserito, ma purtroppo non ho trovato altre soluzioni per poterlo visualizzare nel commento
Da: prigian su novembre 10, 2009
alle 9:16 pm